“Progetto 28”

Progetto 28 è un viaggio.
La data di partenza, l’anno 2000 … quella d’arrivo, ancora non la conosco.
Le mie valige contengo e 28 griglie in legno o telai, la cui dimensione singola è di cm 124 x 32, e tutti quei materiali fisici ed emozionali che riesco a trovare e raccogliere di stazione in stazione.
Piccoli, ripetitivi gesti accompagnano ogni mia tratta, tempo che mi piace credere di transustanziazione. Il materiale che copre ogni telaio contiene la storia di un periodo.
Spesso mi viene chiesto: perché ventotto? – Potrei raccontare che ho deciso di arrivare a ventotto superfici – o “pagine” – perché la luna gira intorno alla terra in un periodo (con riferimento alle stelle fisse) di 27 giorni, 7 ore e 43 minuti, 11.5 secondi, periodo che coincide con quello del mio corpo, ma non so se è proprio così.
Percorrendo, dalla prima “pagina,, alla quindicesima …
… è capitato di muovere il mio corpo tra alberi, su campi oppure di poggiare i piedi sulla sabbia e scoprire lo sguardo avvicinarsi (come se sui miei occhi poggiasse un lente) a microscopici semi, a piume grigie, a scheletri vegetali, a piccoli sassi dalle spaccature diverse, a resti di conchiglia, ad alghe secche … allora è come se avessi potuto guardare da sotto il mento con un nuovo paio d’occhi e le braccia fossero diventate rastrelli o setacci che filtravano e sceglievano quello che poi avrei portato nelle mie tasche
… è capitato di sedermi a tavola o di acquistare “corpi,, (animali o vegetali) non per soddisfare un desiderio delle papille linguali (o estetico) ma per dare spazio a fantasie che mi vedevano spolpare e sezionare cose dentro alle quali avrei trovato ossa (o strutture vegetali particolari) … allora ogni esigenza “altra,, si cancellava ed i miei occhi, le mie mani e la mia bocca si trasformavano in strumenti di precisione che mi permettevano di recuperare forme
… è capitato di vedere la mia immagine riflessa in un vetro che mi separava da un oggetto, una punta di freccia africana, un dente grigio-verdastro di pescecane, una cintura giallognola fatta d’ossa omerali di pipistrello, delle campane in metallo scuro … allora è stata una sorta di magnetismo, forse un pò animale, ad attraversare lo spessore del vetro e a muovermi; una volta dentro, quelle forme erano mie
… è capitato di confondere il mio percorso con quello di una folla alla ricerca di cose e, spintonata e confusa vedere il mio sguardo rimbalzare tra una testa ed un banco sul quale erano adagiate conchiglie dalle forme sconosciute, mascelle di pesci esotici, tessuti antichi e scampoli, arnesi in ferro battuto, ritagli di giornali e vecchie riviste … allora le gambe seguivano un percorso che precedeva di poco lo sguardo e mi portavano proprio di fronte al banco dove la mano toccando, muovendo, guardando cercava
… è capitato di andare da Sennelier per acquistare una ventina di piume d’oca e null’altro
… è capitato di seguire caratteri e immagini su pagine colorate o bianco/nere e scoprire i miei occhi correre affannosamente alla ricerca di un racconto per poi accorgermi che non era così … allora ritagliavo, annotavo fotocopiavo, ridisegnavo e una sorta di rimbalzo tra ricerca di senso e piacere degli occhi mi permetteva di raccogliere e ordinare
… è capitato di tuffarmi, con una venditrice, in un cassone pieno di piume per selezionare quelle di colore più scuro
… è capitato di vedere, riflessa, un’anemica rete di vasi sanguigni … allora ogni mio movimento nell’acqua coincideva con un tentativo di rianimazione … è capitato di poter muovere molto poco il mio corpo e di essere seguita da ombre non mie contro le quali sbattere … allora ogni piccolo gesto diventava una micro-realtà all’interno della quale cercavo affannosamente ossigeno, un ritmo che fosse solo mio
… è capitato di vedere una silenziosa superficie arancione occupare improvvisamente il mio campo visivo, cassa risonante? …………………………..
Laura, 2001





























